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mercoledì 27 marzo 2013

Il Nardò adesso trema

Pareggiare, in casa e di fronte al Trani - questo Trani: povero, offeso, già virtualmente retrocesso e anche formalmente abbandonato da chi sarebbe dovuto diventare il nuovo patron del club, Pecorelli, demotivato ancora prima di cominciare - non è oggettivamente un gran risultato. Tutt'altro, anzi. Soprattutto se i punti, ad un certo punto, cominciano a pesare di più. Il Nardò, lo attesta ufficialmente pure l'ultima prestazione, attraversa uno stato di crisi ormai grave: non solo di risultati, ma pure di espressione. Ed appare chiaramente in flessione: tecnica e psicologica. Da un po': più o meno da quando, cioè, l'ex coach Luca Renna (con tempistica e senso dell'intuito, va riconosciuto) ha deciso di lasciare la panchina malgrado la posizione di metà classifica praticamente consolidata. Ma, forse, perchè ormai convinto della corrosione di alcuni equilibri all'interno dell'ambiente e, di conseguenza, di quel progetto portato avanti sin lì onorevolmente. Già: da un mese è cambiato parecchio: e il Toro ha collezionato diverse delusioni e pochissimi punti, avvicinandosi velocemente alla soglia del pericolo. Perdendo, ovviamente, il sostegno del buon umore e la fiducia popolare. Il nuovo trainer Sgobba, dunque, sembra intrappolato in una ragnatela di problemi molto più taglienti di quello che avrebbe potuto prevedere: e non è difficile pensare che possa essersi già pentito della scelta di tornare nel Salento. Anche perchè la recessione, a marzo inoltrato, è faticosamente gestibile: lo sappiamo bene (a proposito: la situazione societaria influisce, ma probabilmente non spiega tutto). E così, alla fine, il momento storico finisce per addossare nuove responsabilità sulle pedine più esperti dell'organico (pensianmo a Taurino, Vetrugno, Antico, Di Piedi), chiamati a trascinare sino in fondo una squadra confusa. E che domani (la giornata viene anticipata a metà settimana) viaggia per Santa Maria Capua Vetere: custodendo segretamente la speranza di incontrare un Gladiator mentalmente scalfito dalla recentissima perdita dell'imbattibilità.

venerdì 1 marzo 2013

Trani, cambio di guardia al vertice

Dietro l'angolo, uno spiraglio. C'è un nuovo presidente, a Trani. Spunta all'improvviso, dal nulla in cui si è imbucata la Fortis. Si chiama Andrea Pecorelli e si è già confrontato con il pallone in altre piazze, pure prestigiose, come quelle di Caserta, Messina, Latina, Viterbo e Sora. Lasciando capire di essersi affrancato il titolo di manager di professione. Si è accollato il problema: quello di rilevare una società senza classifica, senza speranze spendibili di permanenza in quinta serie e, quel che è peggio, senza un futuro nitido. Patron Abruzzese si è fatto da parte: consapevole di aver esaurito le energie, l'entusiasmo e il mandato. Dopo aver chiesto chiaramente di essere sollevato da incombenze e mortificazioni. E' un ottimista, Pecorelli: appena sceso sull'Adriatico, ha chiesto alla gente di avvicinarsi alla squadra, di sostenerla, di accorrere allo stadio. Malgrado la gioventù inesperta assemblata dall'ennesimo tecnico della stagione, Aquino. Nonostante la depressione da ultimo posto e il solco larghissimo che separa la squadra dalla terz'ultima della classe e, quindi, dai playout: un obiettivo ancora teoricamente possibile. Ma soltanto teoricamente. Un ottimista che, appena arrivato, ha parlato al cuore della gente e anche al portafogli: i prezzi dei tagliandi d'ingresso sono stati ribassati, opportunamente. Un ottimista che non si ferma neppure davanti alla realtà: come quella dei centomila euro di buco economico (parole sue) ereditati assieme al titolo sportivo. E che, ancora parole sue, non aspettava di trovarsi davanti, minacciosi. Il disegno è chiaro ed encomiabile: restituire dignità al blasone, motivazioni all'ambiente. Nessuno, intimamente, crede davvero di poter agganciare la salvezza sul campo: e questo è palese. Ma ricreare attorno alla Fortis le condizioni per poter ripartire appena possibile è un passo importante. Doveroso. Ovviamente, l'ottimismo - da solo - non sarà sufficiente. Serviranno, piuttosto, i contanti. E i fatti. Che nel passato calcistico di Pecorelli si sono spesso annacquati nella durezza della quotidianità e in certe idee ardite e finanche eccentriche, ma poco credibili: i motori di ricerca della rete possono raccontare qualcosa. Basta cercare. Ma il Trani, oggi, necessita di certezze, di programmazione. Cioè di un nuovo ciclo produttivo. Non di nomi e soluzioni ad effetto. Perché, di solito, i nomi vanno e vengono. Mentre i fallimenti rimangono: nella memoria di una comunità calcistica e nella storia di una città.     

venerdì 8 febbraio 2013

Trani, game over

Game over. Giochi chiusi. E' tutto già finito: e siamo appena a febbraio. Il Trani affoga nella pochezza del suo attuale progetto tecnico, nelle troppo frequenti (ancorchè obbligate) rivisitazioni del'organico, nel vortice del ballo di una panchina indomabile (a proposito: da un po' c'è un nuovo trainer, Aquino, successore di Loconte), nel dramma finanziario deflagrato negli ultimi mesi, nelle zuffe verbali ingaggiate con l'amministrazione comunale e con i gestori dello stadio, nelle sabbie mobili di una classifica che non può dare ragionevolmente più niente. L'ultimo posto del girone, spartito e scambiato con il Potenza sin dall'inizio della stagione, adesso è una disgrazia irreversibile. Lo scontro diretto disputato e perso sotto la neve, in Lucania, domenica scorsa è la colonna sonora dei titoli di coda. Da ultima speranza spendibile, il match diventa pietra miliare del fallimento, di una retrocessione ormai scritta. Troppo lontano è il Grottaglie, già di suo lontanissimo dalla salvezza: che si cominci pure a pensare al futuro, ammesso che esista. Al prossimo campionato di Eccellenza, sempre che il titolo sportivo non affondi prima. Ad un assetto societario più solido: purchè Abruzzese, presidente in difficoltà, trovi qualcuno disposto ad investire, dopo di lui. Senza poter contare, oltre tutto, su una struttura pienamente fruibile: in grado, ad esempio, di accelerare il processo di ricostruzione del settore giovanile, necessario per impalcare le fondamenta di un nuovo ciclo. Comunque vada, però, non si avvertirà il bisogno di resettare tutto: a Trani, calcisticamente parlando, non è rimasto più niente.

venerdì 28 dicembre 2012

E il Trani perde anche Loconte

Chi scivola rivaluta il cammino della concorrenza. E, se il Grottaglie amplia il proprio ventaglio di possibilità, di contro c'è chi completa il proprio processo involutivo. Nel girone appulocampano di serie D la Fortis Trani sta lentamente affogando: nei suoi mali, nelle sue debolezze, nelle sue umoralità. L'ultima caduta sa di umiliazione: zero a cinque, in casa. E neanche davanti ad una formazione che, solitamente, abbaglia. Il Francavilla, riacquistata nell'ultimo mese un po' di solidità, non incontra però nessun ostacolo, nessuna censura: fa quel che deve e incarta il risultato con facilità. I giorni che seguono l'ultimo match sono, poi, di ordinario scoramento. Tanto che anche Gino Loconte, il quarto tecnico della stagione, decide di abbandonare la panchina. Il disagio, cioè, non sembra solo di natura tecnica. Il progetto, piuttosto, si è definitivamente sgretolato. E, certo, il ridimensionamento ordinato dal patron Abruzzese ha contribuito seriamente a minarne le fondamenta. La società cerca un nuovo nocchiero: ma è facile immaginare che, dietro la porta, non ci sia la fila dei pretendenti. Il rischio di retrocedere è alto, il materiale a disposizione  non brilla per qualità e quantità, il morale è basso, il mercato di riparazione si è ormai esaurito e la società è distante: proprio adesso che si comincia a fare sul serio. Chi arriverà, dovrà possedere pazienza e motivazioni al di sopra della media. Molto coraggio e altro sprezzo del pericolo. Ma, evidentemente, anche poco da perdere.

mercoledì 21 novembre 2012

I dolori della Fortis

Il Trani e una stagione creduta diversa. Qualche buona contrattazione sul mercato (Vicentin e Santaniello su tutti), l'alleanza strategica con operatori che conoscono il girone e, soprattutto, la sua componente campana, un progetto teoricamente più arioso e profondo: le fondamenta, almeno, sembravano sufficientemente solide. I risultati, però, condizionano tutto. Anche i propositi migliori. Ed i risultati, sin da principio, hanno remato in senso contrario. Quattro cadute di fila, poi l'allontanamento del primo tecnico (Pensabene), quindi la sfortunata esperienza del secondo trainer (Squicciarini, già svincolatosi dal rapporto con il club), le problematiche tecniche mai davvero risolte: così si fa dura. Nel mezzo, poi, la querelle tra il presidente Abruzzese e l'amministrazione comunale: sul piatto, soprattutto, la mal digerita questione della gestione dello stadio affidata ad un altro club di Trani. E tante altre cose: tra le quali il disagio di non possedere uno spazio, all'interno della struttura, per poter ospitare la sala stampa. La miscela, dunque, diventa indigesta. E, in coda all'ultima sconfitta (due a zero poco edificante sul campo della formazione ritenuta più debole dell'intero campionato, il Grottaglie), il presidente sbotta. E annuncia di lasciare. Abruzzese, si sa, è persona appassionata, ma anche umorale. Alla fine, cioè, pare persino ripensarci. O meglio: l'impegno (la corresponsione di rimborsi spesa e stipendi) è garantito sino a dicembre, ovvero sino alla riapertura delle liste di trasferimento. Poi si vedra. Ovviamente, però, le porte a nuovi imprenditori sono aperte. Un classico. Tecnici e giocatori, tutti a rapporto, non riprendono neppure la preparazione, fissata il martedì. Situazione in stand-by, quindi. Ma che denuncia un malessere ormai ramificato. Oltre tutto, il rapporto tra la Fortis e la casa comunale, al di là della volontà di riallacciare il colloquio, sembra abbastanza compromesso. E, dal punto di vista squisitamente calcistico, l'organico appena affidato al quarto allenatore (è Gino Loconte, che arriva dopo l'interregno di  Giancarlo Maggio) necessita di una revisione sostanziale (già cominciata, del resto: in sei, Santaniello compreso, sono ormai tagliati). Eppure la città, negli ultimi tempi, non ha offerto molte forze imprenditoriali in grado di assicurare il ricambio fisiologico ad una società che si avvale di un blasone importante. Ed è difficile pensare, soprattutto a torneo in corso, ad un avvicendamento soddisfacente dietro la poltrona di comando. L'impressione, allora, è che Abruzzese resterà dov'è. O che, almeno, sarà costretto a rimanere al suo posto. Con i mezzi di cui dispone e con gli assilli di sempre. Questa, tuttavia, è - egoisticamente parlando - anche la migliore soluzione per il calcio tranese. Davanti all'oscurità dell'incognità, meglio il minimo garantito. Altre volte, davanti all'Adriatico, è finita peggio. Molto peggio.

giovedì 6 settembre 2012

Derby interrotto, Trani e Taranto si ritroveranno

Il Trani ha un appetito nuovo. E, ora, guarda più in alto. L'ultimo torneo l'ha visto passare, tenendosi ai margini di qualsiasi battaglia. Nessun bagliore, nessuna sofferenza. Punto e a capo, allora. Ecco un altro allenatore (il pratico Pensabene, uno che mira sostanzialmente al risultato, in luogo di Dellisanti) e un organico rimodellato da una campagna di rafforzamento mirata su elementi che conoscono il torneo, quasi tutti di provenienza campana. Che ne hanno decretato il diritto a partecipare alla corsa per i migliori piazzamenti. Il Taranto, invece, risorge dalle sue stesse ceneri: l'apparato societario è totalmente reinventato. E Tommaso Napoli, tecnico arrivato dal Cosenza, ha dovuto assemblare in fretta una lista di giovani guidati dai più esperti Sarli, Cordua, Prosperi, Cosa e Noviello. Provando a dare alla squadra un'identità e un carattere in venti giorni di ritiro precampionato molto particolare (giocatori che vengono, altri che vanno: sono le regole di un cantiere appaltato in ritardo). Eppure il primo responso, una volta incrociati i tacchetti, spiazza tutti. Il Trani abborda il match premendo, ma si sfalda, denunciando limiti di assemblaggio. E, di contro, il Taranto appare più vivo, più fresco. Un rigore, trasformato da Cosa, sembra sorridere agli jonici, che mantengono sino ad una manciata di minuti dalla fine del match. Il direttore di gara, però, respira male da un po': ha già dovuto sospendere una volta il gioco e, alla seconda crisi, cede. Gara sospesa, a pochi minuti dalla conclusione. E grande (ancorchè giustificato) rammarico per il Taranto: che dovrà rigiocarsi la partita, ripartendo dallo zero a zero. E perdendo, in sostanza, un successo ormai virtualmente conquistato sul campo. Emerge, a questo punto, qualche concetto che va brevemente sviluppato. Il primo: sembra che capiti davvero tutto e il contrario di tutto, in riva ai due Mari. Da anni: al di là della categorie e dei timonieri. Ma il regolamento è quello e va accettato con leggerezza: il reclamo, formalizzato immediatamente dopo la sospensione, non serve. Il secondo: non è lecito sperare nell'istituzione del quarto uomo anche in serie D: con la presenza del quale sarebbe stato possibile arrivare regolarmente al novantesimo. Il terzo. non è che poi ci garbi parecchio, come accade in A oppure in B, che il gioco riprenda dal punto in cui si è fermato, ma in un'altra data. Il quarto: è vero, però, che ripetere l'incontro comporta - sia per la società che ospita la gara che, soprattutto, per quella che viaggia - ulteriori costi: in un momento storico come questo, è un problema serio. Il quinto: l'arbitro è l'arbitro, il collaboratore di linea è il collaboratore di linea. Sono figure, complementari, ma diverse. La norma sottolinea giustamente che uno non può surrogare l'altro. Infine, una domanda: ma, in determinate situazioni, che sono poi circostanze eccezionali, è proprio così difficile modificare il regolamento e inserire un provvedimento d'eccezione, quale la possibilità di lasciar concludere il gioco al primo guardalinee? Secondo noi, no. Basterebbe un briciolo di buona volontà. E una dose di buon senso.

mercoledì 7 marzo 2012

L'anonimato del Trani e la realtà

Il cammino del Trani era e resta anonimo. Punto. Il viaggio nel campionato della formazione di Franco Dellisanti si rivela un percorso senza bagliori, senza slanci. E senza troppo qualità, fondamentalmente. Insufficiente per il pubblico e, probabilmente, anche per la società. Forse troppo fiduciosa nel materiale umano assemblato in estate e, peraltro, rafforzato a lavori in corso. Inutilmente: perchè la squadra non è mai decollata, vivacchiando al di sopra del limite della zona più scabrosa. Senza mai, va detto, aver rischiato. E già virtualmente al sicuro da qualsiasi complicazione futura. Un discorso che, peraltro, ha riparato e continua a riparare il tecnico. Che, oltre tutto, vantava e vanta una certa solidità di rapporto con il presidente Abruzzese, oltre a un bagaglio di credibilità accumulato in passato, anche e soprattutto in riva all'Adriatico. Il coach, però, proprio ultimamente si sta abituando a navigare tra le onde delle critiche, sempre più serrate. Ritrovandosi, senza volerlo, pure al centro di una polemica che ha lambito il comportamento e il rendimento globale della squadra. Criticata, sussurra qualcuno, proprio dallo stratega di san Giorgio. Colpevole, affermano qua e là, di non aver offerto alla Fortis un profilo più autorevole, sul campo. E, aggiungiamo noi, anche di aver compiuto l'ennesima scelta errata, a luglio. Dettata, va detto, pure da un equivoco di fondo: quello di aver creduto un progetto appena nato già solido e collaudato. E meritevole di qualcosa in più della semplice salvezza: che, per la cronaca, è quanto il Trani si può permettere. Anche se la piazza si è rapidamente convinta di disporre di un collettivo di alto spessore. Sbagliando.

lunedì 12 dicembre 2011

Fortis, ordine e pulizia non bastano. E il Martina va

A vedersi, è persino discreto. Pulito quando manovra, se si decide a forzare. Propositivo, mai ostruzionista. Organizzato, pur senza abbagliare. Ma leggero, appena occorre dotarsi di sostanza, di argomenti tangibili. Il Trani di Dellisanti è squadra che non potrà mai arrampicarsi sul campionato: la sua dimensione è il centro della classifica, lontano dai giochi di potere, possibilmente distante dalle amarezze dei quartieri meno nobili. Artiaco, uno degli artiglieri più celebrati del girone, fa quel che può e quel che deve. Ma niente di più. E Campo si limita a distribuire con raziocinio. La fantasia, però, è un'altra cosa. E la qualità non è un accessorio troppo diffuso, nel gruppo. Eppure, sul campo del Martina, la Fortis non sfigura. Subisce il gol senza riuscire a rimediare, ma si avvicina al pareggio almeno un paio di volte. Dannandosi per quell'antipatica incapacità di graffiare. E, però, rimanendo in partita sino all'ultimo. Dietro, certo, la gente di Bitetto soffre più di quanto dovrebbe: almeno, nell'ultima mezz'ora. I meriti del Trani, tuttavia, sono innegabili. E, soprattutto, eterei. Il derby, così, rilancia solo le quotazioni di Gambuzza e compagni, rinvigoriti dalle recenti operazioni di mercato. Amodeo, per esempio, è una punta che sa dialogare, di buona tecnica. Che, nell'occasione, non trova la porta: ma che, in fondo, sembra potersi garantire anche in Valle d'Itria un certo feeling con il gol. E anche Ottonello, mediano che tende a gestire palloni e ad attaccare, fa la sua figura, guadagnandosi i primi attestati di stima. Il Martina, del resto, ha modificato il suo volto, ultimamente: è partita un po' di gente (Irace e Pignalosa su tutti, ma anche Pizzolla, Melis e gli under Montrone e Patierno) ed altri nomi (Basile, Bruno, Scoppetta, oltre ad Amodeo e Ottonello) sono stati aggiunti. Portando, dicono i più maligni, grande beneficio allo spogliatoio. Sul quale, giura chi è rimasto, il tecnico possiede il più totale controllo: questione, questa, di peso specifico. Il controllo del Martina sul torneo, invece, va ancora testato. Anche se le ultime esperienze al Tursi e il pari conseguito a Caserta, giovedì scorso, lasciano pensare positivo. Innanzi tutto perchè le chances di promozione, oltre che dall'erba amica, passano anche per i campi della Campania. Dove domenica prossima il Martina tornerà: sul terreno della nuova capolista Sarnese, per la precisione. Questo, peraltro, è un campionato che premia la continuità e l'abitudine di mantenere la media inglese. Vincere a domicilio e pareggiare fuori, per il momento, sembra essere sufficiente. E, se il gruppo biancazzurro l'ha capito, è già una buona notizia.

mercoledì 28 settembre 2011

Fortis, tre punti di tregua

La trasferta felice di Oppido (due a uno in casa della Cristofaro) allevia le sofferenze del Trani, ne addolcisce il morale e smacchia l'alone di diffidenza ultimamente creato dall'ambiente sulla figura di Franco Dellisanti, tecnico chiamato per rilanciare il blasone del pallone sull'Adriatico pur senza disporrre di un organico di primo livello. I primi passi in campionato, del resto, parlavano di una squadra claudicante, persino dimessa, senza forza penetrativa (Guardabascio non garantisce un numero di realizzazioni particolarmente alto e il solo Artiaco non basta: anche per questo è recentemente approdato Sallustio, che disporrà di entusiasmo, ma non esperienza). Il successo di domenica, tuttavia, non autorizza a tranquillizzarsi eccessivamente, anche per lo spessore dell'avversario, oggettivamente modesto, come i numeri cofermano brutalmente. Ma, di sicuro, la scorta di buon umore non potrà non agevolare il compito che attende ora la squadra e, soprattutto, il coach, storicamente permeabile alle situazioni roventi. Scenario, questo, che il presidente Abruzzese non aveva probabilmente inserito in preventivo, in sede di campagna acquisti. Puntando, anche e soprattutto per inderogabili ragioni di bilancio, sulla nostalgia e sulla forza di un cognome strettamente legato ad una storica impresa, piuttosto che sulla competitività dell'organico. Della quale anche un big, peraltro un po' sbiadito, come Dellisanti non può fare a meno. Se non altro, perchè i miracoli, generalmente, non si ripetono spesso.

sabato 25 giugno 2011

Dellisanti, ritorno alle origini

A volte ritornano. Da dove sono partiti. Dalla serie D, in questo caso. Franco Dellisanti, una vita spesa per il pallone, firma per il Trani, recentemente riaffidato alla gestione di Paolo Abruzzese, il presidente dell’interessante esperienza in C2, a metà degli anni novanta. Il patron, detto per inciso, ritrova stimoli e coraggio. E, immaginiamo, un interlocutore a Palazzo di Città. Rituffandosi in un ambiente che l’aveva fortemente deluso, ultimamente: non solo a Trani, ma anche a Ruvo. E concedendosi ai ricordi felici: come, appunto, Dellisanti. Il tecnico, cioè, che seppe condurre il Trani di un tempo da una retrocessione annunciata alle soglie dei playoff, in metà campionato. Con Dellisanti, peraltro, torna sull’Adriatico anche Tonino Borsci, il diesse: e, questa volta, con il beneficio dell’ufficialità (allora, il dirigente monteparanese operò nell’ombra). Foggia e Casillo insegnano: non si sa mai. Anche se l’assunzione di Dellisanti sacrifica la figura di Giacomo Pettinicchio, il timoniere della salvezza recentemente raggiunta dalla Fortis: una salvezza niente affatto agevole. Dalla C1 di Cava (giusto il tempo di arrivare, provare a riparare i guasti e retrocedere) o di Taranto alla quinta serie di Trani: sono tempi, questi, in cui è impossibile sottovalutare le proposte di lavoro, da qualsiasi parte arrivino. E poi il calcio di Lega Pro è, ormai, assolutamente inaffidabile. Meglio ritrovare vecchi amici e un programma già ben delineato: che non sottintende la promozione. Di sicuro, poi, il nuovo coach racconta una verità, in conferenza stampa: il dislivello tra gli ultimi gradini del professionismo e il primo campionato dei Dilettanti si è fortemente appiattito. Lo sosteniamo da tempo, del resto. E cominciano a farlo anche gli addetti ai lavori. Fa tristezza, però, vedere un tecnico dalle vaste potenzialità, alcune delle quali persino ancora inespresse, come Dellisanti riaccontentarsi del palcoscenico della serie D. Ma la realtà rende giustizia pure a chi, su queste colonne, ha già scritto di lui. E della sua incapacità di gestire una carriera che avrebbe potuto offrirgli molto di più. E i conti, allora, tornano.

giovedì 3 marzo 2011

Trani, dentro o fuori

A Trani calano le ore delle decisioni definitive. Dentro oppure fuori: dal campionato e, dunque, dal pallone. Il nuovo presidente Altieri aveva arginato lo stato di crisi economica, temporeggiato, sperato nel coinvolgimento di altri soggetti disposti ad investire nella Fortis. Ma il disagio, tre mesi dopo, è quello di un tempo. O, addirittura, amplificato. La squadra è senza risorse, senza rimborsi, senza stipendi. Anche se la salvezza è praticamente annunciata dal successo conseguito ad Ischia (tre a zero, domenica scorsa). Anche se il peggio sembra passato. Macchè. Anche Pettinicchio, il coach dell’èra-Flora e pure del nuovo corso, sembra rassegnato. Ha praticamente rassegnato le dimissioni, consapevole della realtà: quanto è stato fatto, cioè, è tutto quel che si poteva. E, probabilmente, lo sforzo si è rivelato inutile. Sono attimi delicati: e potrebbero essere gli ultimi. Altieri tenterà le ultime mosse, mentre la gente che tifa si mobilita. Mentre le parole di Flora, poche settimane dopo, acquistano valore. Segno che l’ex patron non si era sbagliato. Gliene sia dato atto.

lunedì 31 gennaio 2011

Trani, ecco il nuovo corso

Rivoluzione, talvolta, significa azzeramento di certe ambizioni. Soprattutto se comanda il portafoglio, piuttosto che la volontà. E la rivoluzione di metà stagione preoccupava molto il Trani: lasciato da Ninì Flora in zona playoff, ma destinato a sudarsi la salvezza. Via quasi tutti i titolari: dirottati a Fasano o altrove. E dentro il nuovo progetto qualche superstite (Turitto, Vittorio, Chiapparino), un po’ di esperienza (Rufini, Loseto, Rizzi, Cilli, Radicchio), un po’ di gioventù (D’Arcante e altri) e qualche indigeno (Terrone e lo stesso Lanotte, che è barlettano). Tutti sotto la guida di Giacomo Pettinicchio, coach costretto a reinventarsi modulo, copione e credibilità. Nel segno del contenimento dei costi di gestione. E di una ripartenza affaticata, va detto. Quella classifica che si sgonfia, poi, ingigantisce le ansie e sgonfia il morale. Il giorno più difficile, però, sta arrivando. E’ domenica, l’ultima domenica. Ieri. A Trani scende l’Angri, quart’ultima forza del girone. Che, in trentacinque minuti, sembra chiudere il match: zero a due, firmato Incoronato. A quattro giri di lancette dal novantesimo, peraltro, non è cambiato tanto: Terrone, nel frattempo, ha solo dimezzato lo svantaggio, null’altro. Ma l’impresa è ancora possibile: ancora Tenzone e Lanotte ribaltano il risultato. Il successo arriva in pieno recupero. In tempo, tuttavia, per riappropriarsi di un’identità. Per riannodare il discorso interrotto con il torneo. Parole di circostanza a parte (carattere, attributi), il segnale arriva. Ed è confortante. Tante volte, è il cattivo umore a minacciare il gruppo. E sono proprio certe occasioni a riavvicinare idealmente squadra e tifoseria. La sofferenza non è finita (sabato, per esempio, si anticipa a Nardò), ma adesso la Fortis sa di poter contare anche su se stessa. Su un organico ricostruito con risorse limitate, ma disposto a battagliare. E su un allenatore che sa come rispettare le esigenze, che sa governare situazioni come queste. Il nuovo corso sembra cominciato. Ora per davvero.

giovedì 2 dicembre 2010

Trani, fischi ingenerosi. Fasano, un'epoca nuova

A dicembre, comincia ufficialmente l’avventura di Ninì Flora a Fasano: che vorrebbe coincidere con il rilancio del pallone nella città della Selva, molto delusa dall’approccio con il campionato di Eccellenza. E, contestualmente, si chiude l’esperienza di Trani. Dove, è giusto ricordarlo, l’ex presidente ha garantito la copertura delle spese di gestione sino all’ultimo giorno di novembre. Premiate, va sottolienato anche questo, con un parziale di prestigio quale può essere considerato l’attuale terzo posto raggiunto in classifica dalla formazione di Pettinicchio. Che, però, il mercato di riparazione smantellerà quasi completamente. Anzi, cinque effettivi si allenano già da qualche giorno proprio con il Fasano. Mentre qualche altra pedina si sistemerà altrove (Somma piace al Casarano, per esempio). Il Trani che è stato, tuttavia, si congeda male: sconfitta sull’erba di casa, contro il bisognoso Sant’Antonio Abate, in coda ad un match interpretato male, senza nerbo e senza testa. Il gruppo, irreprensibile sin qui, inciampa proprio all’ultimo chilometro, lasciando di sé un cattivo ricordo. Ma, soprattutto, sollevando l’ira della tifoseria. Che non fa sconti, lamentandosi apertamente. La contestazione feroce, però, ci sembra ingenerosa: l’ultimo capitolo non può scalfire la bontà del percorso tracciato sin qui. Anche se la prestazione dell’ultima domenica è profondamente censurabile. La serietà della squadra, cioè, non merita discussioni: lo spiega la classifica maturata in questi tre mesi. E anche la disapprovazione popolare nei confronti della famiglia Flora, onestamente, stona un po’. Perché la vecchia gestione ha informato la città del proprio disimpegno per tempo, dopo aver atteso invano la collaborazione di altre forze imprenditoriali: garantendo il calcio sino ad avant’ieri, cioè due mesi dopo le dimissioni. Operazione economica alla quale molti si sarebbero volentieri sottratti. Punto e a capo, viene da dire. Il Trani, adesso, cerca uno spiraglio, energie fresche, un futuro. Con una programmazione più contenuta che proverà a salvaguardare la categoria (poco più della metà dei punti utili per conquistare la salvezza sono già stati introitati, occorrerà gestire la dote). Mentre il Fasano si sta allenando mentalmente a rincorrere i playoff (sarà durissima, anche con una campagna di rafforzamento imponente: il tecnico Longo disporrà a breve di un organico quasi completamente nuovo e, dunque, da rodare). Di certo, comunque vada a maggio o a giugno, cominceremo a capire se la nuova sfida di Flora potrà trasformarsi in un progetto duraturo (il punto è questo: a Barletta e, successivamente, a Trani l’imprenditore ha abbandonato prima del tempo, pur ottenendo risultati lusinghieri). Progetto duraturo, ma pure strutturato. Che passi, anche e soprattutto, da un settore giovanile efficiente ed efficace. Quel vivaio che, se coltivato, distingue una pianificazione qualunque da una programmazione approfondita. Quel vivaio che, a Fasano, manca da sempre.

sabato 13 novembre 2010

Da Trani a Fasano. Nel segno di Flora

Possono farsene una ragione, a Trani. Definitivamente. Ninì Flora non tornerà indietro. Ora è molto più che ufficiale. Era ormai scritto: il patron, liberatosi della serie D sull’Adriatico, approda all’Eccellenza di Fasano. Con la volontà di scrivere un’altra pagina di storia nel palcoscenico del pallone di Puglia. Che lui, avventuriero di un calcio più manageriale passionale, conosce assai bene. Come le esperienze (e i successi) di Acquaviva, Barletta e poi Trani confermano ampiamente. Altra giro, altra scommessa. Da vincere, possibilmente. Ora, Flora riparte da una piazza ultimamente assai delusa, storicamente in fermento, sempre esigente. Che neppure il suo predecessore, il dimissionario Tommaso Carbone (solo per tre mesi al comando del club), è riuscito a rassicurare, rivitalizzare, rilanciare. Riparte da Fasano, Flora: offrendo concretezza a quel vecchio discorso nato in estate con il sindaco della città della Selva. Nato e sfumato veloce, tra le promesse (non mantenute) del mondo imprenditoriale tranese, che pure avevano convinto l’imprenditore a rinnovare l’impegno alla guida della Fortis. Attorno alla quale si addensano nubi dense. Dicembre, del resto, è vicino. E, a dicembre, potrebbero compiersi i destini della società. La liquidazione comincia seriamente a preoccupare. Ovviamente, il problema non è esclusivamente societario, ma anche tecnico. Investe, cioè, il parco giocatori: che bene si sta comportando in questo torneo di serie D. Se non dovesse spuntare all’orizzonte qualcuno disposto a proseguire il lavoro di Flora, si farebbe davvero dura. Per tutti. O quasi. Forse, non per chi scende in campo ogni domenica. Perchè, nel peggiore dei casi, a Fasano un posto in squadra c’è: si chiama travaso, un’operazione tecnicamente possibile, con la riapertura del mercato. Scommetiamo?

martedì 19 ottobre 2010

Trani, dal derby una speranza

Il Francavilla di questi tempi è l’avversario che chiunque vorrebbe incontrare. Fragile e confuso: dall’involuzione della questione societaria, innanzi tutto. E anche da una regressione squisitamente tecnica, che arrugginisce un ingranaggio assolutamente improbabile. Ma il Trani, che pure non vive giorni facili, sotto il profilo puramente gestionale (Flora, il presidente dimissionario, diserta puntualmente gli appuntamenti del campionato), sa ribellarsi alla crisi, sigillando il derby in undici minuti, a match nascente. La lettura, in certe situazioni, viene facile: la gente di Pettinicchio è tenace e si issa sull’orgoglio. E il tre a zero ottenuto in trasferta è una risposta eloquente ai timori di quanti avranno ipotizzato un disimpegno psicologico del gruppo, dopo le ultime vicissitudini. Ma pure un invito postumo al suo presidente: sempre che Flora abbia, malgrado tutto, ancora voglia di fare calcio a Trani. Anche perché, lo giura il sindaco Tarantini, qualcosa si sta muovendo, sul fondo del mondo imprenditoriale cittadino. E, magari, non è ancora troppo tardi per rimediare.

sabato 2 ottobre 2010

Flora, fine della corsa

La squadra galleggia con decoro (due successi, altrettante sconfitte, classifica serena). La società si impantana nelle incognite. Il calcio, a Trani, rischia di essere nuovamente schiacciato dalla disaffezione e dai fraintendimenti. Flora, il patron, è ufficialmente dimissionario: garantitrà – così dice – quello che deve sino alla riaperture delle liste e poi saluterà. Senza transitare altrove. C’era, del resto, qualcosa di strano, nell’aria: sin da quest’estate. Immediatamente prima che lo stesso Flora raddoppiasse l’impegno, sùbito dopo la promozione ottenuta in D. Allora, però, la frattura tra il presidente e l’ambiente imprenditoriale e cittadino fu compensata. O meglio, mascherata da promesse inevase di assistenza ecomomica. Il problema germoglia con un paio di mesi di ritardo: niente di più, niente di meno. E il numero uno, di fare calcio da solo, non ha più voglia: gli va dato atto di averlo comunicato per tempo. E, soprattutto, di essersi incamminato ugualmente, senza garanzie concrete. Difficile capire se la nuova situazione, adesso, smuoverà qualcosa. Le parole di Flora, però, scivolano cupe: «Il pallone, a Trani, non interessa nessuno»: molto più di uno sfogo. Molto più di una sensazione. Una certezza, sancita dagli ultimi vent’anni di pallone, a queste latitudini. E dalle stesse conclusioni tratte da chi (Abruzzese, Simone, altri ancora) aveva gestito il club prima di lui. E anche questa è storia. Insindacabile.

venerdì 6 agosto 2010

Chi scende, chi sale

Recessione significa anche fallimento. O più fallimenti. E, dietro a ogni fallimento, si accende la speranza altrui. Nel pallone, la speranza si chiama ripescaggio. E il ripescaggio è un vortice strano, un mercato semiclandestino, una lotteria regolata da qualche norma e, talvolta, da diverse convenienze. E’ la finestra da cui si riemerge, se la porta si è socchiusa. Questa volta, però, premia il calcio di Puglia. Quel calcio di Puglia che, però, solo qualche tempo prima, ha duramente pagato: perdendo dal palcoscenico nazionale il Gallipoli, il Monopoli e il Manfredonia. Lo sconforto di alcuni, allora, diventa la festa di altri. E si festeggia a Barletta (accesso in terza serie, seconda promozione a tavolino, ma quello che era stato perduto in passato è stato recuperato in tempi sostanzialmente ragionevoli: e per merito esclusivo, è giusto ricordarlo, della solidità economica del gruppo di comando del club, avveduto e sempre credibile). E si festeggia pure a Francavilla (il rientro in serie D, dopo la retrocessione cocente, è velocissimo: graduatorie di merito a parte, l’impressione è che i tradizionali buoni uffici di patron Distante con il Palazzo siano serviti a qualcosa). Non si festeggia, invece, a Trani (il doppio salto, riuscito a Pisa e Sanremese, sembrava sinceramente azzardato) e a Brindisi: e solo perché, in riva all’Adriatico, la confusione nata a ridosso delle pratiche di compravendita della società aveva bloccato l’iter burocratico nel momento meno opportuno. La catena, peraltro, non si interrompe: perché guadagnano un gradino altre realtà, seppur in ambito regionale. Dove, adesso, sgomiteranno i già citati Gallipoli (Promozione), Monopoli (Promozione) e Noicattaro (Promozione). Il calcio, quello vero, ha invece taciuto a lungo dalle parti di Manfredonia. Dove la gente che tifa non aveva dissimilato la propria delusione per la mancata iscrizione in serie D, peraltro accarezzata a lungo. Decodificando il veto del presidente federale Abete come un insulto o quasi. E archiviando il fatto come un’occasione persa. A torto: perché, l’iscrizione al campionato di Eccellenza è arrivata (anzi, sta arrivando) solo in queste ore. E un motivo, al di là dei facili ottimismi, ci sarà pure. Certo, il ripesaggio è una pratica semiclandestina, è un vortice strano, una lotteria di inizio stagione: ma lo spazio per inventarsi qualcosa dal nulla si riduce. Sempre di più, per tutti.

martedì 15 giugno 2010

Trani e la D ritrovata

La promozione del Trani addolcisce il sapore aspro di troppe retrocessioni dalla serie D alla prima serie regionale e ripara in parte il danno di immagine che il pallone pugliese ha arrecato a se stesso. Confermando, oltre tutto, la competitività delle formazioni di Eccellenza di casa nostra sul palcoscenico nazionale. Gli spareggi tra le seconde classificate di tutta Italia, ancora una volta, premiano il movimento dilettantistico di questa terra: i siciliani del Noto si piegano ai tempi supplementari (tre a uno), ma la squadra affidata l’estate scorsa a Giacomo Pettinicchio (terza promozione in quinta serie, per lui: era già successo con Massafra e Grottaglie) certifica il diritto a scalare la categoria in virtù di un calcio più maturo, più consapevole. E, in sostanza, più convincente. Qualche anno dopo, Trani ritrova la D, collocazione più adatta alla sua storia sportiva e al proprio blasone. La serie D, va detto, costata investimenti corposi. Ai quali, solitamente, patron Flora non si sottrae (è accaduto pure a Barletta e ad Acquaviva, non dimentichiamolo). Fino ad un certo punto, però: perché, adesso, il presidente chiede (pretende) aiuti. Meglio ancora, la condivisione delle forze imprenditoriali al progetto. La città, cioè, è chiamata ad nuovo esame di potenzialità. Altre volte è andata male, malissimo: l’inferno dell’Eccellenza (e, prima ancora, della Promozione) non si è acceso per caso. E, ad essere sinceri, anche questa volta è lecito cominciare a preoccuparsi. Anche perché siamo già a metà giugno e la palla ricomincerà a rotolare tra poco. E perché conosciamo Flora: uno che mantiene ciò che promette. Nel bene e nel male. Riteniamo, anzi, che questi giorni possano diventare già decisivi, nell’economia dell’intera questione. Trani riuscirà a farsi scippare nuovamente un calcio migliore?