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domenica 8 giugno 2014

Lecce, sarà ancora C

Lecce e Frosinone, di nuovo di fronte. Questa volta, però, la sfida (doppia) è decisiva. Alla quale la gente di Lerda non arriva con la lucidità dei giorni migliori. Eppure, essere in fondo alla strada è un distintivo di merito, considerate le premesse. I ciociari, intanto, si prendono i favori del pronostico e si presentano davanti al traguardo più tonici. Meglio strutturati. La finale dei playoff è una storia che, tuttavia, la formazione salentina sembra poter scalare: passando a condurre il match di andata, in Puglia (finirà uno a uno) e pure quello di ritorno (i laziali si impongono tre a uno, conquistando la B). Alla distanza, cioè, il Frosinone si fa preferire: per la migliore gestione delle situazioni, per la preferibile condizione mentale e per un miglior approccio con le tensioni tipiche di un incontro così delicato. Il Lecce, invece, si perde troppo presto: sull’erba di via del Mare come al Matusa. Dove finisce il match in inferiorità numerica. E dove, dopo il novantesimo, si lascia tradire dalla rabbia e dalla frustrazione. Onestamente, l’avversario produce di meglio e di più. E, nell’arco delle due partite, legittima la propria superiorità. La botta, così, è ancora più dura. Soprattutto in prospettiva futura. Dunque: il Lecce fallisce la promozione per la seconda volta di seguito. Scoprendo quanto è arduo risalire. E quanto è scomodo combattere con il dovere di imporsi. Aprendo, in un certo senso, una crisi tecnica e societaria. Mancati introiti a parte, la famiglia Tesoro dovrà, per esempio,  cominciare a mettere in conto il peso di qualche vecchia critica sopita che, vedrete, affiorerà nuovamente. E a considerare il malcontento della piazza. Badando, contemporaneamente, a rifondare l’organico. Che, tra partenze scontate oppure no (Miccoli sta salutando, altri hanno ragionevolmente concluso l’avventura) e pedine da restituire al mittente, dovrà necessariamente essere rivisitato con intelligenza e perizia. Non sarà un’estate semplice, per capirci. Occorreranno scelte nette, convincenti. In tempi brevi, ovviamente. Senza contare che andrà risolto velocemente anche il problema legato alla panchina: Lerda potrebbe rimanere, ma la conferma non sembra, al momento, neppure automatica. Ma, innanzi tutto, si sta creando attorno al Lecce una certa atmosfera di prostrazione, di pessimismo. La risalita, creduta un atto dovuto o una pura formalità, rischia di diventare un gioco perverso, una maledizione. E Lecce, ormai disabituata alle logiche della terza serie, rischia di perdersi dietro la delusione, attorno alle difficoltà che pochi avevano previsto. O che tanti avevano trovato normale evitare.

venerdì 16 novembre 2012

Il Lecce e l'incidente diplomatico

Un pareggio con gol (a Pavia, due a due) e una caduta (a Lumezzane, nel recupero). E, a Lecce, il germe della polemica avvelena l'humus di euforia e sicurezza. Basta davvero poco per rovinarsi l'umore. La doppia uscita lombarda sembra incrinare qualche equilibrio: perchè, prima, la formazione di Lerda sciupa dal dischetto l'occasione del tre a uno e, quindi, si fa raggiungere dagli undici metri, frenando. E poi, a metà settimana, si piega con poco carattere, rimediando il primo stop della stagione. Il presidente Tesoro non gradisce e lo dice chiaramente, con parole dure, aspre. Che il tecnico non condivide, risentendosi. Il lavoro di mediazione di Tesoro junior e la scaltrezza (ma anche la sensibilità, così pure come la furbizia) del padre arrivano a sostegno del progetto: e il presidente si acquieta, cercando formalmente il perdono per un paio di conclusioni eccessive. O, comunque, troppo pericolose in un momento in cui la squadra incontra le prime difficoltà del percorso. E che, dunque, si ritrova ad affrontare senza conoscere le proprie capacità di reazione. Vincono, cioè, il concetto di bene comune, la ragione di stato, l'esigenza di non arroventare il presente, l'accondiscendenza che ripara le fratture. Lerda non può non aver apprezzato: anche se, nell'immaginario collettivo, lo screzio rimane con tutta la sua atmosfera grigia. L'episodio, però, conferma quanto alto sia il livello di attesa della società in un campionato mal sopportato e quanto ogni minimo indugio possa viaggiare contro un gruppo dimostratosi, sin qui, sicuro e attento. Ad eccezione dell'ultima settimana, ovviamente. Peraltro, il malanimo non aiuta: e l'azzeramento del dissidio verbale è l'operazione migliore che il club abbia potuto adottare. E il Lecce, del resto, è ancora saldamente davanti a tutti, nonostante l'unico punto guadagnato negli ultimi due match. Incuriosisce, piuttosto, capire con quali argomenti il gruppo saprà rispondere, sul campo, agli assilli di metà novembre. E, soprattutto, conoscere lo spessore della tenuta psicologica di una formazione pensata per dominare il torneo di terza serie e non per essere criticata. Ma questa, evidentemente, è una questione sulla quale si sarà corposamente soffermato Lerda: ovvero chi, alla fine della storia, ne esce rafforzato, dopo essere stato sminuito.